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SOS Scottature: come evitare i danni del sole. I consigli del dermatologo

Dettagli della notizia

Intervista al dottor Sebastiano Recalcati, responsabile della Dermatologia-IST

Data di pubblicazione:

11 Luglio 2026

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Basta spesso una distrazione, una nuvola passeggera che inganna sulla reale intensità dei raggi o una protezione applicata in modo non corretto per trasformare una giornata all’aria aperta in un doloroso risveglio per la nostra pelle. Le scottature e gli eritemi solari sono tra i motivi più frequenti di consulto medico durante i mesi estivi. Sebbene i sintomi immediati tendano a risolversi in pochi giorni, la memoria della pelle è a lungo termine e le ustioni ripetute, soprattutto in età pediatrica, aumentano drasticamente il rischio di patologie oncologiche future.
Per capire come gestire correttamente l’esposizione, riconoscere la gravità di una scottatura e sfatare i rimedi “fai-da-te” più rischiosi, abbiamo parlato con il dottor Sebastiano Recalcati, responsabile della Dermatologia-IST di Asst Lariana.
Dottore, clinicamente che differenza c’è tra un semplice arrossamento (eritema) e una vera e propria ustione solare? Perché i dermatologi ripetono spesso che “la pelle ha memoria” anche a distanza di anni da una scottatura?
Se l’esposizione solare è breve, in genere il quadro cutaneo si limita ad un eritema, in genere transitorio, che non dà particolari segni o sintomi. In caso invece di un’esposizione prolungata, magari senza protezione solare, il quadro può essere più problematico. Si va da un’ustione di primo grado, in cui il danno si limita all’epidermide (lo strato superficiale della pelle), con eritema e talvolta gonfiore e bruciore, a quadri più estesi e profondi in cui compaiono bolle e flittene (o “vescica” caratterizzata da un rigonfiamento dovuto a una raccolta di liquido, ndr) associate a dolore. In questi secondi casi, può residuare un danno estetico talvolta con discromie o cicatrici, inoltre aumenta il rischio oncologico di sviluppare alla lunga una neoplasia cutanea. La nostra pelle infatti, se sottoposta a ustioni solari ripetute, subisce dei danni al suo DNA, che con il tempo possono portare allo sviluppo di carcinomi cutanei o a melanomi. I primi hanno infatti più potenzialità di svilupparsi in seguito al cumularsi di danni solari dovuti all’esposizione cronica nel corso della vita, cosa che avviene tipicamente in chi vive tanto all’aperto senza proteggersi. Il melanoma invece è correlato maggiormente alle scottature solari prese in giovane età, motivo per cui i nostri bambini vanno protetti ancora con più attenzione.
 
Ci sono zone del corpo più vulnerabili che tendiamo a dimenticare quando applichiamo la protezione, o specifici fototipi che rischiano la scottatura anche con un’esposizione minima?
Sì, ci sono alcune zone che per imperizia o dimenticanza tendiamo a non proteggere. Per esempio le orecchie, le labbra, il cuoio capelluto specialmente nei soggetti calvi. Queste zone se non protette possono alla lunga subire dei danni cronici che porteranno allo sviluppo di neoplasie cutanee. Nella mia attività clinica mi trovo purtroppo molto spesso a dover asportare chirurgicamente delle lesioni tumorali in queste sedi. Ci sono poi alcuni fototipi chiari, in particolar modo i rossi (fototipo 1) che si scottano sempre e non si abbronzano mai. Questi soggetti hanno una melanina che protegge di meno, e pertanto devono proteggersi ancora di più dal sole o se possibile evitarlo.
 
Quando il danno è fatto e ci si ritrova con la pelle arrossata e dolente, quali sono le prime manovre di “pronto soccorso” dermo-nutritive da attuare a casa per dare sollievo e sfiammare la cute?
Dopo un’ustione solare è sempre molto importante applicare degli emollienti in modo ripetuto, meglio se con una componente maggiore di olio sospeso in acqua che permette una maggiore idratazione. Meglio evitare emollienti con profumi o sostanze allergizzanti. In alcuni casi, se si sente molto calore, si può mettere la zona interessata sotto il getto dell’acqua fredda per alcuni minuti. Ovviamente la zona ustionata non va esposta nei giorni successivi al sole.
 
Esistono molti rimedi popolari o della nonna per le scottature (dall’applicazione di olio, burro o yogurt, fino al ghiaccio diretto). Quali di questi sono assolutamente da evitare perché rischiano di peggiorare la situazione o causare infezioni?
 
Quasi tutti i rimedi fai da te andrebbero evitati. L’applicazione di ghiaccio diretto potrebbe causare ulteriori ustioni da freddo; burro o oli potrebbero creare una sorta di pellicola sulla pelle non favorendo la dispersione del calore; altri prodotti potrebbero facilmente causare delle sovrainfezioni. Quindi in caso di ustione cerchiamo di utilizzare prodotti prescritti dal medico o dal farmacista.
 
In presenza di sintomi più severi, come la comparsa di bolle, vesciche, febbre o brividi, come dobbiamo comportarci? Quando una scottatura solare richiede l’intervento del dermatologo o l’accesso a un presidio medico?
In caso di ustioni severe il consiglio è di farsi sempre vedere da un medico per definire quali siano le cose migliori da fare. In genere si forano le bolle con un ago sterile, previa disinfezione, e poi si applicano delle medicazioni avanzate con garze paraffinate. In alcuni casi nei primi giorni vanno applicati dei topici a base di corticosteroidi. A livello sistemico, se presente dolore, si può prendere un antidolorifico. In alcuni casi, se coinvolte aree sporche della pelle o comunque in presenza di segni di sovrainfezione, c’è la necessità di dare anche un antibiotico da somministrare per via orale. Qualche volta l’ustione si approfondisce nei giorni successivi, però è importante farsi vedere in tempo, altrimenti possono verificarsi degli esiti antiestetici permanenti.
Spesso ci si scotta anche se si è applicata la crema solare la mattina. Ogni quanto tempo va replicata la protezione e come influiscono fattori come il sudore, i bagni in acqua o l’uso dell’asciugamano?
Queste regole ormai dovremmo conoscerle. È bene applicare la crema solare prima di esporsi al sole, lontano da acqua e sabbia, e aspettare il giusto tempo per il suo assorbimento prima di esporsi al sole. Se la applico e poi mi sdraio sull’asciugamano, buona parte della crema finisce per essere assorbita dallo stesso. La crema va riapplicata ogni circa due ore e comunque più frequentemente se continuo a fare dei bagni o a sudare. È vero che oggi esistono delle creme waterproof, ma comunque alla lunga anche queste perdono efficacia.
 
Un’attenzione particolare va ai più piccoli: quali sono le raccomandazioni tassative per proteggere i bambini ed evitare colpi di calore o ustioni che potrebbero compromettere la salute della loro pelle futura?
I bambini, soprattutto i più piccoli, andrebbero esposti il meno possibile al sole, e comunque solo al primo mattino o nel tardo pomeriggio. Come detto, le scottature solari prese in questa età sono quelle che aumentano maggiormente il rischio di sviluppare un melanoma nella vita adulta. Quindi sotto i sei mesi non esponiamoli al sole. Dai 6 mesi ai 2-3 anni, esponiamoli il meno possibile e nel caso, utilizziamo dei filtri solari fisici, detti anche minerali (in genere a base di ossido di zinco e biossido di titanio), che garantiscono protezione senza essere assorbiti dalla loro pelle. Dopo quest’età possiamo utilizzare anche i filtri chimici. Inoltre ricordiamo l’importanza di proteggere sempre gli occhi con occhiali adeguati e applicare dei cappellini. Oltre ad evitare ustioni, aiutano anche a prevenire colpi di calore. Infine, se non riusciamo a rinunciare a lasciare i nostri bambini a fare castelli sulla sabbia o altro, oggi abbiamo anche a disposizione numerosi capi di abbigliamento che hanno una trama certificata come fotoprotettiva. Sono capi tecnici che asciugano velocemente e proteggono, quindi dobbiamo imparare ad usarli anche noi come fanno già in tanti paesi del nord Europa.

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Ultimo aggiornamento: 10/07/2026, 17:01

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