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Quando camminare diventa difficile: la stenosi lombare, intervento molto frequente in Neurochirurgia

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Patologia legata all’invecchiamento e che rappresenta oggi la prima causa in assoluto di intervento alla colonna vertebrale sopra i 65 anni

Data di pubblicazione:

06 Luglio 2026

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Sentire le gambe pesanti dopo pochi passi, avvertire un senso di intorpidimento o dolore alla schiena che costringe a fermarsi e a piegarsi in avanti per trovare sollievo. È l’identikit della stenosi del canale spinale lombare, una patologia legata all’invecchiamento che rappresenta oggi la prima causa in assoluto di intervento alla colonna vertebrale sopra i 65 anni e una delle principali fonti di disabilità motoria nella terza età. A fare chiarezza su questa condizione e a spiegare come viene affrontata dall’équipe di Asst Lariana è il dottor Silvio Domenico Bellocchi, primario della Neurochirurgia all’ospedale Sant’Anna.
“Con il passare degli anni – spiega Bellocchi – l’usura naturale della colonna può provocare un restringimento progressivo del canale in cui passano i nervi diretti alle gambe. Questo spazio si riduce a causa dell’ispessimento dei legamenti o della formazione di piccoli speroni ossei (gli osteofiti). È una condizione comunissima: basti pensare che le alterazioni della colonna interessano fino al 95% delle persone sopra i cinquant’anni, anche se fortunatamente molti non avvertono alcun sintomo”.
Il problema si manifesta quando il restringimento inizia a “schiacciare” i nervi. La caratteristica di questa malattia è la sua natura dinamica: quando siamo seduti o piegati in avanti, il canale si allarga spontaneamente; quando camminiamo o stiamo in piedi, lo spazio si riduce al minimo, comprimendo le strutture nervose. Il sintomo tipico è la cosiddetta “claudicatio neurogena” (o zoppia neurogena).
“Il paziente – continua il primario – riferisce che dopo aver camminato per un certo tratto avverte dolore, debolezza o formicolio alle gambe. Per far passare il disturbo non basta fermarsi in piedi: è necessario sedersi o flettersi in avanti. È il classico “segno del carrello della spesa”: i pazienti notano che riescono a camminare a lungo e con minore dolore solo se si appoggiano, ad esempio, al carrello del supermercato, proprio perché quella posizione fa guadagnare millimetri preziosi all’interno della colonna”.
Nei casi più avanzati e gravi, la compressione può diventare critica, portando al blocco del piede (piede cadente) o a gravi disturbi neurologici che richiedono un intervento d’urgenza.
La stenosi lombare ha un impatto epidemiologico rilevante, strettamente correlato all’età. Studi di settore documentano un progressivo aumento della prevalenza della malattia sintomatica con l’avanzare degli anni: si stima che passi dall’1,9% nella fascia d’età 40-49 anni al 5,5% nei sessantenni, fino al 10,8% nella decade di 70-79 anni (Fonte Journal of Orthopaedic Science). Tuttavia, gli esperti evidenziano un importante “paradosso clinico-radiologico” che richiede grande attenzione in fase di diagnosi. A livello puramente radiologico, infatti, i tassi di prevalenza sono ben più elevati: evidenze di stenosi moderata o severa sono riscontrabili nel 40-80% dei soggetti oltre i quarant’anni, benché una grande quota (fino all’80% degli over 60 con evidenza radiografica) si presenti totalmente asintomatica (Fonte Framingham Study, The Spine Journal). Le forme congenite o primitive sono invece notevolmente più rare, costituendo circa il 9% delle diagnosi totali (Fonte Linee Guida North American Spine Society – NASS).
Proprio a causa della discrepanza tra il riscontro radiologico e la reale sintomatologia del paziente, la cura della stenosi lombare non può essere delegata a un singolo specialista, ma richiede una visione d’insieme.
“La complessità di questa patologia – sottolinea il dottor Bellocchi – ci insegna che nessun professionista può raggiungere da solo il risultato ottimale. Il successo terapeutico e il recupero dell’autonomia del paziente sono garantiti esclusivamente dal lavoro e dal confronto tra diverse figure professionali. Neurochirurghi, ortopedici, fisiatri, terapisti del dolore, infermieri e fisioterapisti operano in sinergia, ciascuno per le proprie competenze. Solo questa stretta collaborazione e la condivisione delle scelte cliniche, chirurgiche, assistenziali e riabilitative ci permettono di offrire una risposta personalizzata ed estremamente efficace in ogni fase del trattamento”.
La diagnosi si esegue attraverso una visita neurologica approfondita e l’uso della Risonanza Magnetica (RM), affiancata talvolta dalla TC.
“Il nostro approccio è sempre graduale – rassicura lo specialista -. Se i sintomi sono lievi o moderati, la prima linea è sempre conservativa. Farmaci mirati per il dolore e una fisioterapia specifica riescono a mantenere stabili e sotto controllo i sintomi nel 60% dei pazienti anche a lungo termine”. Quando però le terapie non funzionano più e l’autonomia di cammino scende sotto i 200 metri, compromettendo gravemente la qualità della vita, l’équipe guidata da Bellocchi interviene personalizzando la strategia chirurgica sul paziente:
  • Chirurgia Mininvasiva (MISS): Attraverso tecniche microchirurgiche avanzate (come la laminotomia over the top), i chirurghi ripuliscono il canale dai tessuti in eccesso tramite incisioni piccolissime, riducendo al minimo il dolore e permettendo al paziente di alzarsi dal letto già entro 24 ore dall’intervento.
  • Artrodesi (Fusione vertebrale): Se la colonna presenta un’instabilità, alla liberazione dei nervi viene associata la stabilizzazione con piccole viti e barre in titanio. In questo campo, l’uso della navigazione intraoperatoria 3D garantisce una precisione millimetrica con minimo utilizzo di radiazioni e controllo TAC direttamente al letto chirurgico.
  • Spaziatori interspinosi: Nei casi più lievi e selezionati, si inseriscono piccoli dispositivi tra le vertebre che mantengono il canale costantemente aperto durante il cammino.
“La stenosi lombare non deve essere considerata una condanna inevitabile della vecchiaia – conclude il primario di Asst Lariana -. Oggi le tecnologie mininvasive e la neuronavigazione ci consentono di trattare in sicurezza anche pazienti molto anziani, restituendo loro il piacere di una passeggiata e l’indipendenza nella vita di tutti i giorni. Il nostro impegno quotidiano al Sant’Anna è coniugare l’altissima tecnologia con un percorso umano, rapido e su misura per il cittadino”.

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Ultimo aggiornamento: 07/07/2026, 15:48

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