In gravidanza le modificazioni ormonali, caratterizzate soprattutto dell’aumento del progesterone, determinano un incremento della temperatura corporea e del metabolismo basale. Ciò causa la comparsa di vampate di calore che l’organismo cerca di compensare aumentando la sudorazione. I principali rischi associati alle ondate di calore includono la disidratazione materna che, riducendo l’apporto di sangue alla placenta, può condizionare un ritardo di crescita fetale. Lo stress termico stimola inoltre la produzione di ossitocina aumentando la contrattilità uterina e il rischio di parto pretermine, oltre a favorire l’ipertensione gestazionale, il diabete gestazionale e un maggior rischio di trombosi venosa.
Durante i mesi estivi, i cali di pressione (ipotensione) sono molto comuni e fisiologici a causa del progesterone e della vasodilatazione da calore. Sintomi come capogiri, ridotta energia e fiacchezza tendono a risolversi se ci si sdraia al fresco, sollevando le gambe e bevendo liquidi. Possiamo distinguere questo normale stordimento da un segnale d’allarme serio valutando l’intensità dei sintomi, la loro persistenza dopo il riposo e l’idratazione, e l’eventuale presenza di perdite o dolori addominali. I veri campanelli d’allarme sono svenimenti frequenti e prolungati con perdita di coscienza (sincope), forte cefalea associata a disturbi visivi, senso di oppressione toracica con tachicardia, febbre alta e uno stato di confusione mentale che non migliora nemmeno in un ambiente e ventilato.
L’edema degli arti inferiori è fisiologico, soprattutto nel terzo trimestre di gravidanza, ma può peggiorare con le alte temperature. Per contrastarlo è fondamentale attivare la pompa muscolare del polpaccio e della pianta del piede, favorendo il ritorno linfatico e venoso. Consiglio alcuni esercizi mirati: sdraiarsi a terra con le gambe tese in verticale appoggiate al muro per 15 minuti per sfruttare la gravità; eseguire 15 flessioni dei piedi in avanti e indietro; ruotare le caviglie per trenta secondi in senso orario e trenta secondi in senso antiorario; sollevare alternativamente talloni e punte (da sedute o in piedi) per tre serie da un minuto. Come strategie complementari, sono utilissime le docce di acqua fresca dalle caviglie alla coscia, l’applicazione di creme-gel a base di centella asiatica, mirtillo, ippocastano, conservate in frigorifero, e l’uso di sandali con un leggero rialzo di tre-quattro centimetri.
Durante la gravidanza l’organismo produce maggiori quantità di melanina, determinando un’iperpigmentazione cutanea. Questo espone la pelle a una risposta più marcata ai raggi ultravioletti, favorendo la formazione di macchie scure soprattutto sul viso. Le linee guida dermatologiche raccomandano creme solari ad ampio spettro con fattore di protezione elevato (SPF 50+), da applicare 20 minuti prima dell’esposizione e da rinnovare ogni due ore o dopo ogni bagno. L’uso dei filtri solari è del tutto sicuro e raccomandato, ma è preferibile scegliere formule a base di filtri fisici (minerali) per minimizzare il rischio di alterazioni cutanee. Da non dimenticare, infine, gli occhiali da sole e un cappello a tesa larga.
Mare e montagna sono entrambe ottime opzioni ma nell’ultimo trimestre la scelta dipende dalle condizioni di salute della donna. In montagna si raccomanda di non superare i 2.000-2.500 metri di altitudine per evitare la rarefazione dell’ossigeno, evitando sbalzi di quota repentini su funivie o cabinovie; l’attività fisica deve essere moderata, preferendo passeggiate su sentieri semplici e pianeggianti. Al mare meglio evitare la spiaggia nelle ore centrali (11-16) e le gite su piccole imbarcazioni soggette a forti sobbalzi, mentre è molto benefico camminare con l’acqua all’altezza delle cosce. Il nuoto è sicuro se la gravidanza non è complicata, poiché aiuta a controllare il peso e riduce il carico sulle articolazioni. Sono invece da evitare i tuffi da altezze elevate, gli sport acquatici come il surf e, in modo assoluto, le immersioni subacquee con autorespiratore in tutte le fasi della gravidanza per i gravi rischi fetali in caso di malattia da decompressione. Per entrambe le mete, trovandosi nelle fasi finali, la priorità categorica deve essere la prossimità a strutture ospedaliere di Ostetricia-Ginecologia, possibilmente dotate di Terapia Intensiva Neonatale (TIN).
Durante la gravidanza le linee guida raccomandano circa 2 litri di acqua al giorno. Tuttavia, con le alte temperature estive, è necessario salire a 2,5 o 3 litri per compensare la perdita di liquidi e sali minerali dovuta alla sudorazione. È opportuno non aspettare lo stimolo della sete, che indica già una leggera disidratazione in corso. Bere acqua a piccoli intervalli frequenti, preferendola non ghiacciata, ricca di calcio e magnesio ma a basso contenuto di sodio. In alternativa all’acqua naturale, si possono preparare acque aromatizzate fatte in casa (con cetriolo, limone, menta o finocchio lasciati in infusione nel frigorifero), o anche tisane fredde alla melissa o alla camomilla. Banditi, invece, succhi di frutta confezionati e bibite gassate per l’eccesso di zuccheri. L’alimentazione deve essere leggera e digeribile per non sovraccaricare l’apparato digerente, già rallentato dagli ormoni. L’obiettivo è reintegrare i sali minerali (soprattutto potassio e magnesio). Spazio a carboidrati complessi integrali (quinoa, riso, orzo, farro), proteine magre come pesce azzurro di piccola taglia (alici, sgombri), carni bianche e legumi, sempre associati a verdura e frutta di stagione. Per gli spuntini, ottimi lo yogurt bianco o il kefir con una manciata di noci e mandorle.
Sì, esiste una comprovata correlazione scientifica e gli studi epidemiologici internazionali confermano che nei giorni di caldo estremo il rischio di parto pretermine aumenta in modo misurabile del 2-3%. Il legame biologico tra stress termico e travaglio anticipato è chiaro: la grave disidratazione riduce il volume di sangue circolante, stimolando l’ipofisi a produrre l’ormone antidiuretico (vasopressina), che ha una struttura chimica simile a quella dell’ossitocina, ormone che attiva le contrazioni uterine. Inoltre, lo stress termico attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, aumentando la produzione di cortisolo e di prostaglandine, che intervengono nel meccanismo di avvio del travaglio.
In estate, l’accesso immediato al Pronto Soccorso Ostetrico è richiesto in presenza di colpo di calore severo con febbre e stato confusionale, disidratazione profonda con vomito, perdite ematiche o di liquido amniotico, riduzione dei movimenti fetali (che non si percepiscono anche dopo aver mangiato o bevuto qualcosa di fresco), picchi di pressione superiore a 140/90 mmHg, specialmente se associati a disturbi visivi, cefalea persistente e dolore epigastrico.