Le recenti cronache sportive hanno riacceso i riflettori sul diabete, una patologia cronica che colpisce milioni di persone. Al torneo di Halle le difficoltà del tennista Alexander Zverev – affetto da diabete di tipo 1 – hanno ricordato a tutti una verità fondamentale: il caldo estremo mette a dura prova l’organismo e richiede strategie precise nella gestione della malattia.
Le alte temperature estive comportano rischi aggiuntivi per chi vive con il diabete, poiché possono accelerare l’assorbimento dell’insulina e aumentare il rischio di ipoglicemie improvvise o di disidratazione. In questo contesto, i sensori CGM (piccoli dispositivi applicati sulla pelle) sono alleati insostituibili per i pazienti di tipo 1 e tipo 2 in terapia insulinica ma il sudore e le temperature sopra i 30 gradi rischiano di far staccare gli adesivi o alterarne l’elettronica.
Per fare chiarezza, abbiamo rivolto alcune domande alla dottoressa Olga Disoteo, direttore ff della struttura di Endocrinologia, Diabetologia, Dietetica e Nutrizione Clinica di Asst Lariana.
Dottoressa Disoteo, il caso Zverev dimostra che chiunque può subire un guasto al sensore a causa del calore o del sudore. Quali sono i vostri consigli pratici per proteggere i dispositivi in estate?
Il caso Zverev dimostra che nessun dispositivo è esente da vincoli fisici legati al calore. Ai nostri pazienti diamo indicazioni molto concrete:
- Applicazione e fissaggio: la cute deve essere pulita e asciutta, senza residui di creme solari o repellenti. In caso di sudorazione intensa o bagni, consigliamo l’uso di cerotti fissativi o bende elastiche aggiuntive specifiche. È meglio applicare il sensore in momenti di stabilità glicemica e buona idratazione, lontano dai pasti.
- Esposizione al calore: sensore e trasmettitore non vanno esposti a fonti di calore dirette (spiaggia, cruscotto dell’auto, sauna). Sopra i 30-35 °C le letture possono alterarsi; al sole coprire il dispositivo con un indumento leggero.
- Gestione degli allarmi: in caso di messaggi di errore o letture incongruenti rispetto ai propri sintomi, non bisogna fidarsi ciecamente. In questi casi il controllo glicemico capillare tradizionale (la puntura del dito) resta il backup indispensabile.
- Scorte: soprattutto per chi viaggia o fa sport all’aperto, raccomandiamo di avere sempre un sensore di riserva e il kit tradizionale per la lettura della glicemia capillare a portata di mano.
I sensori CGM perché sono importanti?
Nella persona con diabete il sensore verifica una terapia che sostituisce una funzione mancante dell’organismo (l’insulina). Le letture servono primariamente a prevenire eventi acuti pericolosi, come ipo e iperglicemie. Sono, quindi, uno strumento di sicurezza vitale.
Quali sono i vantaggi clinici più evidenti che riscontrate grazie a questa tecnologia nei pazienti con diabete di tipo 2?
Nei pazienti in terapia insulinica multi-iniettiva osserviamo benefici molto concreti:
- una riduzione dell’inerzia terapeutica, grazie a un quadro glicemico completo nelle 24 ore che ci permette di personalizzare le cure
- un forte valore educativo, perché il paziente vede in tempo reale l’effetto di un pasto o dello sport o di una malattia intercorrente sulla glicemia
- l’insorgenza di ipoglicemie, talvolta non percepite (specie negli anziani), grazie agli allarmi acustici
Tutto ciò porta a una positiva ricaduta: una netta diminuzione degli accessi in Pronto Soccorso per scompensi acuti.
FOCUS: CONSERVAZIONE FARMACI E IDRATAZIONE
Gli specialisti di Asst Lariana ricordano, inoltre, alcune regole per la conservazione dei farmaci e l’idratazione, fondamentali nel periodo estivo:
- La conservazione dell’insulina: Quella non in uso va sempre tenuta in frigorifero (2-8 gradi). Una volta aperta, può stare a temperatura ambiente (sotto i 25-30 gradi) per 4-6 settimane. Nel caso di temperature superiori è consigliato il contenitore delle verdure nel frigorifero. In viaggio o in spiaggia va protetta in borse termiche o astucci refrigerati: il calore eccessivo ne degrada la struttura invisibilmente, riducendone l’efficacia. Attenzione anche al freddo estremo: l’insulina non deve congelarsi.
- L’assorbimento accelerato: Il caldo aumenta il flusso sanguigno cutaneo velocizzando la velocità di assorbimento dell’insulina, ciò può favorire l’insorgenza di crisi ipoglicemiche. L’esposizione al sole, l’attività fisica, le docce o i bagni caldi sono momenti particolarmente critici. Si raccomanda di non iniettare il farmaco subito prima o subito dopo queste attività. Eventuali modifiche terapeutiche legate allo sport vanno sempre concordate con il medico e comunque attentamente monitorate dal paziente.
- I farmaci orali e il rischio disidratazione: Alcune classi di farmaci per il diabete di tipo 2 richiedono attenzione nei mesi caldi. Gli inibitori di SGLT2 (le gliflozine), aumentando l’eliminazione di glucosio tramite le urine, favoriscono la perdita di liquidi: con il caldo estremo o in caso di vomito e diarrea, il rischio di disidratazione aumenta ed è bene valutare col medico una sospensione temporanea. Altri farmaci innovativi (come gli agonisti del recettore GLP-1) possono attenuare il senso della sete o dare effetti gastrointestinali, rendendo il monitoraggio dei liquidi ancora più cruciale. Particolare attenzione va posta alla metformina: in caso di disidratazione, stati infettivi, scarsa o nulla alimentazione indotta dal caldo, può determinare l’insorgenza di gravi complicanze ed è bene valutare col medico una sospensione temporanea.
Il messaggio chiave per l’estate: Bere a sufficienza, controllare la glicemia con maggiore frequenza (specie in viaggio o se cambiano i ritmi) e consultare tempestivamente il medico di famiglia in caso di febbre, vomito o disturbi intestinali.