News dall'Azienda
cronici
Zerocoda
percorso_nascita

02/10/2019
Sant'Anna, i nonni, Leonardo da Vinci e l'ospedale

Il nostro ospedale è dedicato a Sant'Anna, nonna per eccellenza, e visto che oggi, 2 ottobre, è la festa dei nonni, ne approfittiamo per riproporvi l'intervento che le ha dedicato lo scorso 26 luglio padre Ercole Ceriani, betharramita e architetto, in occasione della festa di Sant'Anna.

"L'ospedale di Como non si identifica tanto con il luogo in cui sorge - nel 1486 nasce in via Cadorna, nel 1932 si trasferisce a Camerlata e nel 2010 a San Fermo - quanto piuttosto con la figura di Anna, santa che ricorre spesso nella titolazione degli ospedali" sottolinea padre Ceriani. "Come caratteristica Anna ha quella di essere una donna anziana, una donna con le rughe, vecchia, dal volto serio: è madre e nonna, è la nonna di Gesù e come tale, tra l'altro, è un riferimento anche per i nonni di questo secolo". Il significato del nome Anna o meglio Hannãh è "Dio ha concesso la grazia" ed è Giotto nella Cappella degli Scrovegni (storia di Gioacchino ed Anna) a ricordare come Anna concepì Maria in tarda età, quando era già vecchia. "Tornando a Masaccio e Masolino - prosegue padre Ceriani - Anna nella tradizione è colei che copre le spalle, protegge, si prende cura della figlia e del nipotino, protezione che è evidente nel gesto della mano sulla spalla di Maria e sul capo di Gesù. Anna fa in modo che loro possano essere quello che devono essere. Non è lei la protagonista e non si antepone a Maria e Gesù, nemmeno li esibisce né li usa per esibire sé stessa: lei c'è, potente e sicura mettendo piuttosto in evidenza loro; facendo da fondo, sfondo sul quale loro risaltano)". Questo ruolo-vocazione attribuita a Sant'Anna è ben rappresentata nella Sant'Anna Metterza di Masaccio e Masolino "dove Sant'Anna la esercita con decisione e autorità, potenza, percepibile, oltre che nei gesti, anche nel volto austero e severo di chi dimostra consapevolezza del proprio ruolo". E ancora, nel primo quarto del secolo quindicesimo, la Sant'Anna Metterza del Maestro delle storie di San Ladislao, conservato a Napoli, al Museo Capodimonte, mostra "l'atteggiamento di chi sa che per educare, ossia far crescere qualcuno - senza sfruttare o approfittare o viziare, non gli si parla facendo la vocina infantile - ma è necessario coraggio e fermezza «Voi siate quello che dovete essere: io ci sono e sono con voi!»".

"In queste antiche rappresentazioni - commenta padre Ceriani - l'atteggiamento di Anna non è sostitutivo, di supplenza, di chi interviene in caso di assenza di qualcuno (i genitori non ci sono e allora si ricorre ai nonni) bensì esercizio di un ruolo proprio, esclusivo, di una missione (vocazione) a cui si è chiamati e al quale non ci si può sottrarre, di una responsabilità sentita ed esercitata con autorevolezza: si tratta di un ruolo specifico che viene dall'essere anziani, che altri non possono avere proprio perché non anziani".

"Questa premura nei confronti di Maria e Gesù viene richiesto, secondo un sentire antichissimo, dall'intero popolo cristiano - ricorda Ceriani - che da sempre guarda a Sant'Anna come a colei che sa prendersi cura, anzi, sa "prendere in cura" (termine medico) tutti coloro che necessitano di protezione - aiuto (gli ammalati) con la stessa premura con cui si prese cura della figlia e del nipotino: non prevaricando ma attraverso una presenza che permette innanzitutto di vivere, crescere, risana grazie a una cura (e premura) umana completa (totale) che va oltre la tecnica (parziale) e ben oltre a tutte le diavolerie che le quali oggi i nonni cercano di ingraziarsi nipotini".

A cavallo tra il XV e il XVI secolo "l'immagine di Sant'Anna si addolcisce, perdendo solennità, e anche perdendo ogni ruga con un lifting perfetto nelle atmosfere sfumate e suggestive di Leonardo da Vinci". Il genio fiorentino rivisita più volte il tema, "generando una nuova serie iconografica che avrà moltissima fortuna consegnando (purtroppo) all'oblio la figura suggestiva e potente della Metterza". Nel XVII secolo arriveranno scene sempre più aneddotiche "in cui Sant'Anna perde tutta la sua potenza per apparire più che austera protettrice e educatrice, un'amica di Maria o una buona nonna che si limiterà ad insegnare a leggere o a cucire". Anche gli scultori non si sottrarranno al tema - è il caso di Sansovino e dell'opera conservata nella chiesa di Sant'Agostino in Campo Marzio a Roma - "collocandosi nella piacevole suggestione generata da Leonardo si allontana dalla tradizione, peraltro diffusissima nella sensibilità nordica, della Sant'Anna Metterza". Per chiudere questo viaggio nell'arte, padre Ceriani ricorre ad un affresco conservato a Gravedona, a Santa Maria del Tiglio e risalente al XIII secolo. E' una chiusura che riporta alle origini e recupera i valori propri della figura di Sant'Anna (e con lei di Gioacchino), i nonni per eccellenza. "Il messaggio - conclude - è di grande attualità, valido sia per il mondo della sanità, che per la quotidianità, per tutti coloro che sono chiamati a un ruolo di cura, a prendersi cura, proteggere, con dolcezza e potenza sia dei deboli-malati sia delle nuove generazioni, nella consapevolezza di esercitare un ruolo importante e determinante nella società e per la società (civile) un ruolo che non può essere solo di carattere assistenziale o tecnico (scientifico) e nemmeno sostitutivo (secondario) ma un ruolo che rimane di autorevole presa in carico di persone nella loro totalità di esseri umani".

Bollini rosa Ospedale all'altezza dei bambini WHP certificazione formazione uni en iso 9001 2008 Areu